“Mettetevi in cammino, non siate pigri, perché dalla vostra meraviglia deriva la vita dell’arte, dei luoghi, del nostro paese: l’Italia delle meraviglie”. Nella prefazione del suo ultimo libro, appunto “L’Italia delle meraviglie” (Bompiani), Vittorio Sgarbi sostiene che l’Italia è unita dalle sue bellezze artistiche. Quindi i pericoli per l’unità non vengono dalla Lega bensì dalle agenzie di viaggio, che strappano milioni di italiani dai tesori degli avi caricandoli su aerei bestiame con destinazione New York e Mari del Sud. Oggi che nessuno fa più il militare a Cuneo, nessuno va più a Cuneo, mentre tutti conoscono Barcellona perché al posto della leva hanno messo l’Erasmus. Serpeggia un patriottismo biforcuto che di un’Italia plurale non teme gli eventuali ostacoli alla libera circolazione verso il Sacro Monte di Cerveno (pagina 31 del libro sgarbiano) o il castello di Corigliano Calabro (pagina 221) ma l’eventuale freno alle elargizioni del governo centrale (pensioni, stipendi pubblici…). Che il San Giorgio di Cosmè Tura (pagina 79) lo trafigga con la sua lancia bellissima.
Novembre è il più crudele dei mesi, per l’amante dei libri. Gli editori, sperando nelle vendite pre-natalizie, in questo periodo pubblicano un vagone di libri al giorno e anche solo sfogliare tutti quelli potenzialmente interessanti diventa materialmente impossibile. Vivo nel rimpianto delle belle pagine che mi rimarranno ignote ma davvero non posso leggere più di quanto già faccia, sia per mancanza di tempo sia perché temo, con Schopenhauer, che la pila di libri sul comodino sia una minaccia alla mia intelligenza: “Quando leggiamo, un altro pensa al posto nostro. La nostra testa, durante la lettura, altro non è che il teatro di pensieri estranei. Di qui deriva che chi legge molto smarrisce la facoltà del pensare da sé. Proprio questo è il caso di parecchi dotti: si sono rimbecilliti col leggere”. Sulla scorta del filosofo di Danzica invito a leggere con moderazione, centellinando il piacere, e quindi a preferire i piccoli libri, i piccoli giornali, soprattutto le piccole rubriche.
Jovanotti, io ammiro il tuo coraggio. Per chiedere a Berlusconi in partenza per L’Aquila altri soldi per l’Africa ci vuole un fegato che non possiedo. Forse anche un certo stomaco, e una notevole faccia, per battere cassa di fronte a 30.000 senzatetto abruzzesi a cui ora si sommano i viareggini. Ma dove vivi? A Cortona o su Marte? Va bene che sei un ragazzo fortunato, che hai fatto un sogno, e tutte quelle veltronate lì, ma per qualche anno l’ombelico del mondo del contribuente italiano dovrà essere l’aquilana Piazza Duomo, non ci si può distrarre. Lo sai che il governo pagherà il conto della ricostruzione delle case distrutte solo a fine lavori? E che nel frattempo le imprese vogliono giustamente un anticipo, e non tutti i terremotati sono in grado di versarlo? “Se io potessi starei sempre in vacanza” cantavi tanti anni fa, nella tua canzone più bella. Adesso puoi permetterti di andare al mare quando e quanto vuoi, quindi ti prego di approfittarne, di andarci subito, di starci.
2 luglio 1966, mio padre aveva 22 anni e aveva una fiat 850 verde, mi piace immaginarloinsieme a mia mamma, magari mentre scollinano verso il mare con il mangianastri che canta questa canzone degli Stones…
Per i fanatici del Karaoke, ecco il testo:
You dont know whats going on
Youve been away for far too long
You cant come back and think you are still mine
Youre out of touch, my baby
My poor discarded baby
I said, baby, baby, baby, youre out of time
Well, baby, baby, baby, youre out of time
I said, baby, baby, baby, youre out of time
You are all left out
Out of there without a doubt
cause baby, baby, baby, youre out of time
You thought you were a clever girl
Giving up your social whirl
But you cant come back and be the first in line, oh no
Youre obsolete my baby
My poor old-fashioned baby
I said baby, baby, baby youre out of time
Well, baby, baby, baby, youre out of time
I said, baby, baby, baby, youre out of time
Yes, you are left out
Out of there without a doubt
cause baby, baby, baby, youre out of time
I said, baby, baby, youre out of time
questa cover dei Manic Street Preachers come al loro solito non è nulla male!
Lambrusco, mio Lambrusco, i comunisti prima ti hanno profanato e schiacciato, livellandoti verso il basso con le cantine cooperative, e poi si sono permessi di giudicarti: “Fa schifo” secondo Oliviero Diliberto. Farà schifo il Lambrusco con Stalin in etichetta (esiste), farà schifo il Lambrusco delle aziende aderenti alla Lega già diretta da Giovanni Consorte, un signore che non è diventato famoso per l’impegno profuso intorno alla qualità del vino. Fanno schifo anche i giornalisti che, sempre in ritardo di qualche decennio, a margine della polemica ti hanno descritto “pastoso, scuro, popolare, servito nelle osterie in ciotole di porcellana”. Lambrusco, mio Lambrusco, loro non sanno che quando sei prodotto da aziende private, meglio ancora se condotte da cattolici praticanti piuttosto di destra (ne conosco almeno un paio), e quando vieni servito in calici di cristallo, ridiventi ciò che eri: rosa e leggero come il capezzolo di una dea.
17 luglio 2008
Domenico De Masi intervistato dal Corriere si mostra soddisfatto dell’impoverimento occidentale perché gli invidiosi non avranno più nulla da invidiarci. “Se il mondo arabo non fosse stato così disperatamente povero, l’11 settembre probabilmente non ci sarebbe mai stato”. A parte la solita confusione tra arabi e musulmani (non c’erano maroniti né caldei né copti né melchiti su quegli aerei), a parte che gli attentatori erano quasi tutti laureati di buona famiglia, molti dei quali sauditi e quindi sfruttatori dei poveri immigrati cristiani in quella infelice penisola, a parte tutto, se il male si può ammansire così facilmente perché il suo festival invece che nell’elitaria Ravello non l’ha organizzato nella plebea Baia Domizia? Il lusso del Ravello Festival, con le camere d’albergo a mille euri per notte, merita una severa punizione: io non sono stato invitato e roso dall’invidia sto prendendo lezioni di volo per andarmi a schiantare contro Villa Rufolo.
Stolti che parlate di saggezza orientale, che arredate la casa col feng shui, che interrogate l’I Ching e cercate di sviluppare i chakra, qualunque cosa essi siano, ciechi ammaliati dalle ciotole, dai bastoncini, dai sassolini dei giardinetti zen, aprite bene le orecchie: nel Nepal dei vostri miti stanno per istituire “una repubblica laica e comunista” (nelle vicinanze di un disastro culturale la parola “laico” non manca mai). Attraverso libere elezioni, i nepalesi stanno per deporre un re inghirlandato di fiori per mettere al suo posto un guerrigliero maoista soprannominato “Il Terribile”. L’idiozia orientale ha superato la vostra, occidentali che per aprire il terzo occhio avete chiuso i primi due.
Camillo Langone
Recent Comments